Come aumentare la visibilità di un sito su Google

Per aumentare la visibilità su Google di un sito occorre applicare i principi della SEO, cioè dell’ottimizzazione per i motori di ricerca.

L’ottimizzazione migliora l’indicizzazione del sito su Google e consente di posizionare il sito in prima pagina, o addirittura in prima posizione, sulle ricerche organiche.

Per applicare i principi dell’ottimizzazione occorre soddisfare alcuni requisiti, detti fattori di posizionamento, che puoi cercare di impostare da te oppure farli applicare da un consulente SEO esperto.

Ecco nel dettaglio cosa dovresti fare per aumentare la visibilità del sito su Google.

Come fa Google a decidere il posizionamento dei siti?

I fattori di posizionamento, secondo gli esperti del settore, sono almeno 200. Google, in quanto motore di ricerca, analizza e scansiona il web seguendo i vari collegamenti che trova nelle pagine (hyperlink).

Mentre segue questi collegamenti scarica sui suoi datacenter i dati che incontra, in sostanza il codice html e gli elementi multimediali.

In particolare…

  1. Analizza il testo e i contenuti non testuali (perché un sito non necessariamente ha bisogni di testi, nel caso di un e-commerce, ad esempio, il contenuto è dato dal prodotto).
  2. Analizza la parte grafica (soprattutto se è presente un layout responsive che facilita la lettura da mobile).
  3. Analizza la performance di base (velocità e fruibilità).
  4. Cataloga il sito in base a ciò che i contenuti dicono (attraverso vari raffronti).
  5. Compara il sito alla stessa categoria di siti cui appartiene (verifica se il sito possiede quelle caratteristiche di leggibilità, usabilità e qualità dei contenuti appartenenti alla stessa categoria, applicando i filtri a seconda della stessa).
  6. Calcola il punteggio complessivo dal concorso di vari fattori, compresi quelli esterni come i link in entrata (backlink) che hanno un’importanza notevole.

Il processo di crawling (scansione) e indexing (indicizzazione) è alla base del posizionamento.

Se Google trova degli ostacoli nella scansione, l’indicizzazione sarà ancora più complicata.

Soddisfare i fattori di posizionamento significa in sostanza favorire la scansione e l’indicizzazione e quindi, in parole povere, fare capire a Google di cosa parla un sito, come è fatto, che tipo di struttura ha e qual è il suo scopo.

Per dare tutte queste informazioni a Google occorre che nel sito non siano presenti errori che mettono a repentaglio la visibilità complessiva.

Le tecniche per aumentare la visibilità di un sito

I “trucchi” per soddisfare questi requisiti sono abbastanza noti. In linea generale è necessario:

  1. Creare un sito semplice, veloce, leggibile da mobile.
  2. Individuare i contenuti che possono interessare agli utenti e pubblicarli.
  3. Ottimizzare i contenuti affinché durante l’indicizzazione Google gli attribuisca un ranking superiore agli altri già presenti in prima pagina.
  4. Rafforzare il ranking ottenuto con la produzione di più contenuti, il potenziamento della struttura del sito.
  5. Rafforzare il ranking globale del dominio e dei suoi contenuti attraverso l’acquisizione di link in entrata.

Vediamo ora, un passo alla volta, come applicare nel dettaglio questi 6 principi.

Se non hai tempo o modo o vuoi affidarti a un professionista, puoi cliccare direttamente nel pulsante qui sotto. Riceverai un piano di miglioramento della visibilità del sito adatto alle tue esigenze.

1. Migliorare la velocità del sito e la sua leggibilità

La velocità di un sito è fondamentale per migliorarne la visibilità. Il motivo è semplice: la stragrande maggioranza della popolazione mondiale accede a internet tramite la connessione mobile, cioè sullo smartphone, usando i dati degli operatori telefonici.

La connessione 5G è molto potente, ma non batte la velocità della fibra. La massa degli utenti usa il proprio smartphone come strumento di connessione e, in quanto proprietario di un sito, sei interessato a questi utenti. E non tutti sono raggiunti da una connessione ultra.

Un sito semplice nella grafica e veloce da navigare si posiziona meglio di un sito che ostacola la navigazione ed è lento da sfogliare.

Nel suo ranking, Google applica il principio del mobile first index. In pratica, dà precedenza ai contenuti in versione mobile. È dunque fondamentale che il sito abbia una visualizzazione reattiva, che si adatta a display piccoli senza perdere di fluidità nella navigazione.

Nei dispositivi mobile come gli smartphone, la parte del contenuto, in HTML, viene portata al centro, sacrificando tutto ciò che sta intorno.

Osserva come il sito in cui ti trovi sia molto scarno.

In generale, per chi decide di fare da solo e non ha dimestichezza con il linguaggio del web, io consiglio l’adozione di un CMS come WordPress, che consente di gestire i contenuti in modo semplice e intuitivo. E quando si tratta di scegliere un tema, di andare su temi semplici, non troppo pesanti. Per gli e-commerce consiglio WooCommerce, l’estensione di WordPress, Shopify e Prestashop.

Nel mio caso ho usato il tema GeneratePress, in versione premium, ma esiste anche la versione free. Se ti interessa la versione premium puoi scaricarla qui (link affiliato).

Per migliorare la velocità del sito esistono dei tool di misurazione, che danno dei consigli. Il primo lo mette a disposizione proprio Google, il secondo consente di fare delle comparazioni tra siti.

  • Google PageSpeed Insights – con questo strumento puoi misurare la performance del sito e vedere che punteggio raccoglie nella misurazione dei cosiddetti “segnali web essenziali“. Idealmente dovresti avere un punteggio superiore al 90 in ciascuna delle metriche segnalate. Non limitarti alla home page, ma verifica anche il punteggio di pagine interne standard, come gli articoli o le schede prodotto.
  • GTMetrix – anche questo tool è molto interessante e ti consente di verificare l’impatto degli elementi che si caricano prima che l’utente veda compiutamente la pagina. Il motivo per cui una pagina impiega dei secondi a caricarsi, dipende dalle risposte che essa attende da uno o più server. La latenza di queste “chiamate” può determinare un ritardo.
sito veloce

Nel caso di WordPress, ma anche di altri CMS come quelli pensati per l’e-commerce, a incidere molto sulla velocità è:

  1. la presenza di plugin inutili;
  2. il caricamento di immagini o elementi multimediali troppo pesanti;
  3. un codice scritto male (esempio un template troppo carico);
  4. dei dettagli grafici che non servono realmente allo scopo (icone, musiche, animazioni);
  5. una cattiva manutenzione della piattaforma o del CMS.

Conta anche la scelta dell’hosting provider. Un hosting provider troppo economico può lasciare a desiderare in termini di qualità di risposta del server.

Tieni conto che i server non sono altre che computer con i loro componenti, che hanno un costo e delle prestazioni correlate, per quel che riguarda la capacità di memoria o di calcolo, esattamente come accade nei computer normali.

Per migliorare le prestazioni da mobile, durante la misurazione della velocità, occorre:

  • Usare immagini di ottima qualità, ma alleggerite. Se usi un Mac puoi usare lo strumento Anteprima, se usi Windows usa il programma Foto e lo strumento Ridimensiona, prima di caricarle sul web.
  • Comprimere le immagini per usare formati più recenti. Ad esempio con dei plugin come Imagify o EWWW Image Optimizer.
  • Cancellare i plugin che non servono, installare solo quelli essenziali.
  • Installare un “pulitore” di database come “Optimize Database“.
  • Usare un tema grafico leggero che predilige il contenuto rispetto a inutili abbellimenti che non migliorano le performance (es.: GeneratePress, Schema Lite, Astra, Kadence adatti per tutti gli usi, compreso l’e-commerce).
  • Non usare editor a blocchi come Elementor o Wp Bakery se non strettamente necessario, meglio usare l’editor nativo di WordPress (Gutenberg).
  • Usa un template che sia responsive e quindi si adatti ai display degli smartphone e dei tablet favorendo la navigazione e la leggibilità. Se hai un tema vecchio sostituiscilo con uno più nuovo.
  • Usare un sistema di cache e compressione, tramite l’adozione di plugin per la cache.
  • Eventualmente fare ricorso a un sistema CDN (questa soluzione è “avanzata” e non è semplice da implementare, tuttavia alcuni hosting provider la offrono nel proprio piano di hosting).

Per monitorare la perfomance e l’esperienza dell’utente sul tuo sito, il consiglio è di collegare il sito a Google Search Console.

Google, dopo aver raccolto sufficienti dati, ti avviserà dell’esperienza di navigazione dell’utente e se il tuo sito non supera i controlli di velocità richiesti, indicandoti quali contenuti hanno dei problemi.

>> Qui puoi vedere una panoramica su questi primi strumenti e alcune informazioni di base su Search Console: i migliori tool SEO di Google.

Attenzione: Google valuta anche la sicurezza globale del sito, che deve essere “servito” all’utente in modalità sicura tramite il protocollo HTTPS. Quando navighi sul tuo sito da Chrome o altro browser, verifica che sia presente un lucchetto nella barra di navigazione, prima del nome del sito.

2. Sapere che cosa cercano gli utenti sul web per aumentare la visibilità del sito

Gli utenti usano il motore di ricerca per cercare informazioni che si possono trasformare in acquisti di beni e servizi.

In quanto proprietario di sito puoi essere interessato a un traffico qualificato, che cioè abbia interesse ai tuoi contenuti, qualunque essi siano.

Ad esempio: delle guide, dei tutorial, degli articoli di approfondimento… ma anche dei prodotti, dei servizi.

È comunque meglio fare l’opposto e cioè andare incontro agli utenti, creando contenuti che potrebbero interessargli, purché pertinenti con l’argomento del sito o con ciò che riguarda la tua attività.

In questa sede non è il caso di analizzare cosa fanno gli utenti online dal punto di vista cognitivo, è un discorso abbastanza complesso.

Puoi però leggere questa mia guida dedicata allo studio delle parole chiave e delle ricerche: come scegliere le parole chiave. Considerala un approfondimento di quanto stai per leggere.

L’analisi delle parole chiave e delle ricerche

Per identificare le parole chiave in modo corretto esistono degli strumenti professionali che ci danno delle previsioni relative a quante volte al mese gli utenti cercano una parola chiave.

Dal mio punto di vista di esperto, sinceramente, oggi faccio molto meno affidamento su questi strumenti previsionali rispetto al passato.

La ricerca è stratificata, gli utenti non si esprimono tutti allo stesso modo ed esistono numerose variazioni nel modo in cui essi cercano qualcosa. Insomma, i numeri non dicono tutta la storia.

Un aspetto davvero importante è capire invece cosa c’è dietro una ricerca, cioè l’intento che si nasconde nella digitazione di una parola chiave o più precisamente dietro una ricerca (query).

visibilità su google

Nell’esempio qui sopra, come utente sto cercando delle informazioni, ma sto anche esprimendo un intento. Nonostante la mia ricerca lasci spazio ad interpretazioni, il risultato offerto da Google è molto specifico.

Fino a non molti anni fa, questa ricerca avrebbe richiesto maggior raffinazione e quindi più ricerche su Google per trovare quel sito ottimizzato per la parola chiave precisa.

Oggi invece Google è molto evoluto e si comporta come un’intelligenza artificiale, simulando dunque la capacità umana di esprimere un significato senza per forza esplicitarlo.

E quindi andare oltre la parola chiave che ho inserito e interpretare quello che potrei definire come un “retropensiero”, cioè il mio intento.

Come utenti ci comportiamo tutti così perché alla fine anche i comportamenti online si uniformano. Se le ricerche incorporano un intento, è questo che dobbiamo mirare per ottenere che l’utente faccia sul nostro sito ciò che vogliamo che faccia.

Se vendi dei prodotti in un e-commerce, non ti basta che l’utente arrivi sulla pagina di un prodotto, ma vuoi che lo acquisti.

Se offri dei servizi desidereresti essere contattato. Se hai un’attività in centro, vorresti che dopo la visita sul sito o sulla tua scheda di Google Maps, seguisse una visita di fatto nel tuo negozio.

Gli esempi sono tanti, ma spero tu abbia capito che la maggiore visibilità su Google deve premiare due scopi, due obiettivi:

  1. la tua presenza online, il perché hai un sito e cosa proponi con i tuoi contenuti;
  2. lo scopo definitivo (intento) dell’utente quando effettua una ricerca.

La distanza che c’è tra i due obiettivi può essere assottigliata tramite la ricerca delle parole chiave, l’analisi degli intenti e lo studio della concorrenza.

In rete esistono versioni gratuite di strumenti professionali (che richiedono dunque la sottoscrizione di un abbonamento in licenza) che forniscono dei dati macroscopici sulle ricerche.

Te ne elenco qualcuno:

  • Google Keyword Planner – lo strumento di pianificazione delle parole chiave che Google mette a disposizione degli inserzionisti del programma Google Ads (quello che consente di mostrare gli annunci sponsorizzati). Senza una campagna pubblicitaria attiva e in spesa, offre solo risultati grezzi, arrotondati.
  • Ubersuggest è uno strumento simile, ma con analisi sempre limitate nella versione free e parecchio invasivo.
  • Semrush è una nota piattaforma per le analisi in profondità delle ricerche e dei siti, offre dati basati sulle percentuali di click e su altri trend come quelli di Google, ma nella versione free ha delle chiare limitazioni. In più puoi vedere cosa fanno gli altri siti e su che parole chiave ricevono traffico.
  • Ahrefs ha dei tool gratuiti, ma sempre con delle limitazioni.
  • Moz Explorer e Serpstat sono valide, ma come per i precedenti tool, vanno bene pagando una licenza premium.

Questi strumenti possono essere complicati da usare e in più richiedono una spesa che ha senso solo se fai SEO di mestiere.

Per questo qui ti consiglio un metodo più semplice, che può aiutarti a darti un’idea su cosa debba essere presente nel tuo sito affinché gli utenti ti trovino con le parole chiave sulle quali cerchi la visibilità del sito.

Prima di tutto, se hai un sito che riguarda un’attività che vende prodotti o servizi (esempio delle consulenza professionali o interventi artigianali) oppure serva un’area locale (un’attività commerciale, di servizi in zona), sai già qual è l’argomento principale del tuo sito.

Cioè quello di cui ti occupi.

Dopo aver definito quello di cui ti occupi, quindi cosa fai (o cosa fa la tua azienda o il tuo studio), segnati tutti i problemi che risolvi.

Il tuo cliente ideale viene da te perché vuole che gli risolvi un problema, o gli faciliti una soluzione. A volte la soluzione è un prodotto, altre volte una consulenza, in altri casi una riparazione.

Come noti, non importa quello che fai, basta che lo dici in modo chiaro ed esplicito e approfondisci la tua area di pertinenza.

Ciò che fai o che vendi è la soluzione a problemi che devono essere mostrati sul sito.

Elenca dunque i problemi e cercali, uno alla volta, su Google in modalità incognita. Prendi nota dei risultati, e in particolare guarda gli elementi in comune che hanno le pagine presenti in prima pagina di Google.

Noterai che sono quasi tutte specifiche, ben mirate. È chiaro che anche tu dovrai fare lo stesso, cioè preparare dei contenuti per:

  • quello che fai: una pagina home di presentazione della tua attività in generale
  • chi sei tu o la tua organizzazione: la pagina profilo, i valori in cui si crede, la storia o la biografia.
  • dove sei e come contattarti: cioè la zona geografica che servi e in che modo contattarti, se su scala nazionale.
  • che tipo di problemi risolvi: ciò per cui i clienti ti cercano in concreto, i sotto-argomenti della tua attività in generale, di quello che fai (esempio: avvocato risolvi problemi di separazione, idraulico risolvi perdite, fioraio faciliti delle incombenze).
  • le soluzioni che offri, quindi i prodotti o i servizi concreti (esempio: interventi e consulenze).

Se segui il procedimento riportato sopra, avrai un sito completo nelle sue sezioni, con gli argomenti di cui parlare che riflettono lo scopo della tua presenza online.

Essere visibili su Google comporta dare informazioni e farlo nel modo più preciso e trasparente possibile.

Gli utenti ti troveranno in relazione al ranking, che può solo migliorare se offri un certo grado di competenza e autorevolezza nella creazione dei contenuti.

Se usi WordPress puoi potenziare questa fase. Sfrutterai il blog interno per parlare dei problemi, mentre il catalogo prodotti o le pagine dei servizi che offri saranno la soluzione.

Puoi raffinare di molto la ricerca usando le ricerche correlate che Google suggerisce a fondo pagina, in ogni ricerca. Oppure usare lo strumento di autocompletamento delle ricerche: quando fai una ricerca Google ti suggerisce come completarla. Il suo suggerimento può essere un’idea di cosa scrivere.

>> Qui ti indico un’altra mia guida: come scrivere contenuti di qualità.

3. Ottimizzare i contenuti lato SEO per posizionarsi su Google

Dopo che hai scelto quali contenuti inserire nel sito, è il caso di ottimizzarli e potenziarli per il motore di ricerca.

Nella prima fase hai guardato a quello che cercano gli utenti, quindi stai andando incontro al loro intento. Ora dobbiamo facilitare il lavoro di Google per dargli dei segnali inequivocabili che i contenuti inseriti, effettivamente parlano proprio dell’argomento scelto.

Ci sono due modi per dire a Google “il contenuto parla di questo argomento”: uno è attraverso l’ottimizzazione “on page”, cioè applicando i fattori di posizionamento sugli stessi contenuti e sul sito in generale.

L’altro è sfruttando il fatto che Google è un motore di ricerca basato sui link, per far confermare ad altri siti che effettivamente i nostri contenuti riguardano un certo argomento (ovvero una ricerca o più parole chiave).

Fino ad ora abbiamo risposto alle seguenti domande:

  • Quali sono le parole chiavi interessanti per la mia attività o per il mio sito?
  • Quali di queste ricerche portano davvero un ritorno di investimento?
  • Esistono parole chiave che nel loro intento semantico sono più importanti di altre?
  • Quali siti della concorrenza usano queste keyword?
  • Come posso creare dei contenuti basati su queste ricerche, e andare incontro agli utenti che cercano le soluzioni che io propongo?

Ora si tratta di rispondere a questa ultima domanda: Il mio sito è ottimizzato per le giuste parole chiavi?

Se non sai come procedere o vuoi affidarti al sottoscritto per aumentare la visibilità del sito, compila il modulo che trovi nella pagina di richiesta informazioni, cliccando sul pulsante. Riceverai una proposta senza impegno.

Inserire le parole chiave nei contenuti

Se scrivi in modo naturale i contenuti relativi agli argomenti di cui ti occupi, i problemi che risolvi e le soluzioni che proponi, userai – senza volerlo – le parole chiave delle ricerche degli utenti.

Scrivere in modo naturale significa farlo in modo argomentativo:

  • introduci il tema;
  • spieghi il problema o il caso, illustri l’argomento;
  • lo affronti da più punti di vista o lo analizzi nel complesso, entrando nel dettaglio;
  • proponi una soluzione o risoluzione finale.

Come puoi facilmente notare, lo stesso contenuto che ora leggi è formulato in questo modo classico.

Devi comunque essere sicuro che stai utilizzando le parole chiave che fanno parte delle ricerche più interessanti per quel contenuto. E devi sapere dove inserirle.

La prima cosa da fare è installare un plugin SEO, se non è già presente, o comunque ottimizzare quelle parti del contenuto che sono sia destinate agli utenti, sia al motore di ricerca e in particolare allo spider che effettua il crawling (cioè Googlebot).

I plugin SEO consigliati

I plugin SEO sono delle aggiunte che consentono di ottimizzare al meglio i contenuti. Li trovi un po’ in tutti i CMS, come integrati o aggiunte (persino a pagamento), sotto forma di Moduli.

Qui per semplicità ci occupiamo di WordPress. Per gli altri sistemi puoi fare una semplice ricerca su Google. Wix, Prestashop e Magento dispongono di funzionalità integrate che lavorano egregiamente.

L’aspetto più interessante dei plugin per WordPress è che oltre ad avere delle funzionalità di ottimizzazione, consentono di analizzare il contenuto e verificare la presenza o meno della parola chiave principale e dove deve essere presente.

Nei miei progetti e in quelli dei clienti utilizzo:

Questi plugin SEO fanno dell’ottimizzazione il loro mantra, per cui ti segnalano dove andrebbe inserita la parola chiave, compilando i meta tag tra le altre cose.

I meta tag title e description devono fornire un’adeguata descrizione del contenuto presente nella pagina. Il titolo (meta name title tag) è una presentazione succinta, la descrizione un mini riassunto che può essere utile anche agli utenti, oltre che al motore di ricerca.

La parola chiave deve essere presente in entrambi, senza forzature e ripetizioni (keyword stuffing) e le frasi essere leggibili e comprensibili.

La keyword principale che avrai scelto dovrà essere presente:

  • Nel titolo della pagina;
  • Nell’URL della pagina, cioè nello slug o permalink;
  • Nel primo paragrafo della pagina;
  • In almeno un sottotitolo della pagina;
  • Nel titolo delle immagini che mostri nella tua pagina;
  • Nelle etichette <alt> delle immagini che mostri nella tua pagina (detto anche “testo alternativo”);
  • Nel title tag della pagina, cioè il titolo che effettivamente compare nei risultati di ricerca di Google (qui una spiegazione: sull’ottimizzazione del title tag).
  • Opzionale: nella meta description della pagina. Che equivale a quell’estratto di testo che compare nel motore di ricerca, sotto il titolo di una pagina, a mo’ di riassunto e presentazione.

Nell’estate del 2021 Google ha iniziato a considerare i titoli H1 presenti nel corpo del testo per mostrare, nei risultati di ricerca, dei risultati più coerenti con la richiesta dell’utente. In WordPress l’opzione di default è che il titolo del contenuto sia già formattato in H1.

Non è necessario qui spiegarti la differenza tra titolo dell’articolo e title tag. Se non ottimizzi il secondo tramite il plugin, WordPress attribuirà il titolo del contenuto (pagina, articolo o scheda prodotto) al title tag.

Se scrivi contenuti seguendo il procedimento illustrato sopra, non ci saranno problemi, perché pubblicherai testi rilevanti dal punto di vista dell’utente, per cui il titolo effettivamente corrisponde a una potenziale ricerca.

Gli errori SEO da non commettere nell’ottimizzazione

  • Non devi usare title tag troppo lunghi, limitati a 60 caratteri. Le ricerche dimostrano che gli utenti sono più disposti a cliccare su title tag coincisi e definitivi.
  • Non devi duplicare i meta tag: title e descrizione. Nel senso che non devono essere presenti gli stessi title o le stesse description altrove.
  • Non devi usare giri di parole solo per inserire la parola chiave. Le frasi del testo devono avere sempre un senso compiuto.
  • Non devi ripetere troppo spesso le parole chiave. Il plugin SEO ti avviserà delle eccessive ripetizioni, ma può calcolare solo l’incidenza di una keyword scelta appositamente. Nelle versioni PRO puoi far analizzare i testi per più parole chiave, ma anziché spendere soldi è meglio scrivere in modo lineare. Scrivi in modo naturale.
  • Separa il testo in paragrafi cercando di scrivere in modo consequenziale, senza passare da un argomento all’altro, altrimenti Google non riesce davvero a capire di cosa parla il tuo contenuto.
  • Usa elenchi numeri e puntati, sfrutta i sottotitoli in formato H2, H3, H4 per introdurre i sotto-paragrafi e esplorare al meglio l’argomento.
  • Usa grassetti e corsivi per evidenziare dei passaggi interessanti.
  • Cita fonti esterne se esprimi una opinione che ha necessità di essere corroborata.
  • Non copiare da altre fonti, scrivi sempre contenuti univoci e originali.
  • Non usare termini banali e ripetizioni continue.

4. Aumentare la visibilità con i contenuti interni

Se durante la fase di studio e analisi delle ricerche hai trovato molte idee e spunti, in pratica hai in mano un piano editoriale.

Questo piano parla dei problemi e si collega alle soluzioni che proponi. Il fatto di averlo programmato e ideato prima ancora di creare i contenuti, ti dà un certo margine per impostare una pubblicazione periodica e consapevole.

Per rafforzare i contenuti nel ranking di Google, puoi pubblicare una serie di articoli dedicati a un problema e poi linkarli tra di loro, usando le parole chiave come aggancio dei link (anchor text).

Se usi lo strumento del blog puoi assegnarli tutti alla stessa categoria, così da creare un archivio dedicato all’argomento.

Seguendo questo principio, organizzi i vari menù dando importanza a quelle sezioni che vuoi far trovare da Google: le pagine dei servizi oppure le categorie di prodotto, collegate alla home.

In più, sfruttando gli strumenti del plugin SEO, potrai aggiungere la sitemap a Google Search Console, per essere sicuro che il motore di ricerca trovi tutti i contenuti presenti nel sito.

Il mio consiglio è quello di rispondere al posizionamento organico con una produzione organica di contenuti.

Non pubblicare articoli a caso.

Ogni contenuto deve avere l’obiettivo di creare opportunità di traffico qualificato, che porta all’azione che tu desideri.

Se scegli un argomento, cerca di coprirlo per intero, non lasciare nulla al caso.

Alla fine di un articolo o di un contenuto, l’utente deve sentirsi soddisfatto, vorrebbe condividere ciò che ha letto oppure svolgere proprio l’azione che tu hai impostato: contattarti oppure “aggiungere al carrello” e acquistare.

Un buon strumento gratuito, con delle limitazioni, che ti consente di tenere traccia dell’indicizzazione complessiva e quindi dei contenuti, man mano che li aggiungi, è Screaming Frog Seo Spider.

Nel tempo potrai verificare i link interni e i link esterni, e gli eventuali errori.

Usa la sezione Rendimento di Google Search Console per studiare l’andamento dei contenuti all’interno della ricerca di Google.

5. Rendi il sito adatto ai dispositivi mobile

La velocità del sito dai dispositivi mobile come gli smartphone, è essenziale per migliorare l’esperienza di navigazione dell’utente.

Per questo motivo Google considera la velocità un fattore di posizionamento.

Un sito lento aumenta la frustrazione dell’utente e verrà abbandonato in fretta, prima ancora che si realizzi una vera e propria visita.

Per essere leggibile il sito deve avere un formato reattivo e adattativo. Cioè, come si dice in inglese, responsive. Quindi navigabile dagli schermi dei telefoni smartphone e dai tablet, senza che si perda di fluidità nella navigazione e nella scelta dei comandi (come allargare lo schermo, digitare con il touch una voce di menu, ingrandire un’immagine, cliccare su un link).

Google mette a disposizione due strumenti con i quali verificare se il tuo sito è responsive e veloce.

  1. Google Mobile Friendly Test – un tool fornito in modo gratuito che ti consente di verificare se il sito o una specifica pagina è responsive, cioè adatto alla lettura dei più moderni dispositivi mobile.
  2. PageSpeed Insights – uno strumento che ti consente di verificare l’effettiva velocità delle pagine del sito da mobile e da desktop. Tieni conto che Google considera prima la performance da mobile, nella valutazione del ranking.

Se colleghi il sito a Google Search Console, puoi verificare lo stato del sito in modo costante, per quel che riguarda l’esperienza di navigazione dell’utente. Google ti invierà degli avvisi se il sito incontra dei problemi in merito alla velocità (performance) o alla resa da dispositivi mobile.

Nella sezione “Esperienza” di Google Search Console puoi:

  • Verificare l’esperienza dell’utente sulle pagine, con degli indicatori che riguardano l’osservanza dei segnali web essenziali, l’usabilità da mobile e la sicurezza nella navigazione tramite l’impiego del protocollo HTTPS. Idealmente ti deve dare un responso simile all’immagine di sopra.
  • Riguardo ai Segnali Web Essenziali, Google ti segnala se sono presenti URL scadenti, URL che richiedono miglioramenti e quali invece sono buoni. I segnali web essenziali sono delle metriche che attribuiscono un punteggio alla velocità di scaricamento dei dati di un sito, su base 100. Puoi misurare questi parametri attraverso PageSpeed Insights di Google Dev.
  • Va poi in profondità per segnalarti quali pagine non sono adatte alla navigazione da mobile, chiedendoti di fatto di intervenire e correggere il problema tramite un’operazione di convalida delle correzioni.

I link in entrata o backlink sono la valuta forte del posizionamento. Google usa i link in entrata, cioè dei collegamenti provenienti da altri siti, come una metrica per valutare la popolarità del sito nella rete.

Considerali alla stregua di una raccomandazione.

Ma come nelle raccomandazioni, tutto dipende da chi ti raccomanda. Se il tuo sito viene linkato da un sito non autorevole, anzi pieno di contenuti di scarso valore, al limite dello spam, che non c’entrano nulla con l’argomento del tuo sito, avrai pochissimi benefici.

Se il tuo sito viene linkato da siti autorevoli o comunque in topic, allora c’è sicuramente un beneficio.

Anche se il PageRank, l’algoritmo principale di Google che riguarda proprio la ripartizione del punteggio proveniente dai link in entrata, è su scala logaritmica, la qualità conta più della quantità.

Pochi link ma buoni, tematici e provenienti da siti di valore, assicurano un boost nel posizionamento e aumentano la visibilità nella prima pagina di Google.

Si può linkare la home page oppure singoli contenuti interni.

Come ogni operazione esterna al sito, anche l’acquisizione di backlink è molto delicata. Google esegue controlli algoritmici e manuali sugli schemi di link e se prova delle azioni di manipolazione del PageRank arriva a penalizzare manualmente i siti.

Una penalizzazione comporta una perdita secca del ranking su più o tutti i contenuti.

Per questo motivo, la link building andrebbe affidata a un esperto del settore che è in grado di valutare le opportunità di backlink.

Un buon modo per ottenere link in entrata di qualità è quello di pubblicare contenuti forti, dettagliati, di nicchia, molto specifici. Condividerli sui social e aspettare che siano gli utenti a linkarli su forum e altri siti.

Puoi anche sollecitare la richiesta della pubblicazione di un link a tuo favore, evitando però lo scambio di link, quando la tua risorsa è utile all’altro sito per migliorare le informazioni che offre.

In questo mio contenuto ho linkato diverse fonti esterne (oltre ai contenuti interni) proprio per migliorare l’articolo e offrirti delle risorse dirette.

Evita il ricorso a:

  • Siti di comunicati stampa free e senza controllo editoriale;
  • Fornitori stranieri da servizi di link building low cost;
  • Acquistare link da forum perché prima o poi Google riconoscerà l’esistenza di un network;
  • Farti linkare da siti non mainstream (scommesse, giochi, settore adult, cripto e opzioni binarie che Google considera non etici);
  • Linkare a cascata su directory e siti di article marketing free;
  • Fare guest post di scarsa qualità su siti non tematici che pubblicano di tutto.

Concentrati molto sui primi 4 passaggi e il 5 diventerà meno importante a lungo andare. Detto ciò, io nella mia consulenza, verifico l’opportunità di avere link in entrata a supporto di contenuti buoni.

Ora che abbiamo visto i 5 punti della strategia di base vediamo quello che io faccio nel concreto.

Far salire il sito nei primi posti di Google

Google premia quei siti autorevoli in grado di posizionarsi su più parole chiavi.

Anzi, è un sintomo di qualità: maggiore è la capacità della pagina web di essere visibile per più keyword, migliore è la possibilità che si posizioni per le parole con più traffico.

Quello che faccio io per salire su Google si basa su due principi: la clusterizzazione e il siloing.

  • Analizzo la concorrenza, cioè studio le pagine web che sono ai vertici delle parole chiavi richieste dal mio cliente. Identifico in esse un pattern comune, cioè uno o più motivi di fondo (cioè i fattori di posizionamento) per i quali queste pagine sono naturalmente in alto e occupano i primi posti di Google.
  • Pongo le premesse perché il sito del cliente non violi le linee guida di Google e abbia l’opportunità di sfruttare al meglio i fattori di posizionamento. Elimino gli errori che ostacolano la corretta indicizzazione.
  • Analizzo le query, cioè le ricerche informative che gli utenti formulano su Google. Le analizzo dal punto di vista semantico. Mi chiedo: cosa esattamente cerca un utente, quando effettua una ben definita richiesta, in sostanza quando digita una parola chiave su Google? Studio attentamente il comportamento degli utenti, mi chiedo cosa farei io, analizzo la portata della ricerca in siti tematici e cerco di corrispondere al bisogno di informazione dell’utente. Questa informazione può essere semplice (es.: hotel a Roma centro) o più dettagliata. Io faccio comunque in modo che il sito del cliente sia in linea con le aspettative dell’utente, fornendo ad esso la risposta più plausibile e concreta. In sostanza: creo uno o più contenuti di alta qualità che siano altamente informativi per l’utente (cd. web content marketing).
  • Identifico la struttura ideale del sito, dividendo le aree per livelli di consapevolezza dell’utente. Ricordati che l’utente ideale per te è il cliente, quello disposto ad acquistare i tuoi servizi o i tuoi prodotti e devi distinguerlo dalla massa di utenti non interessati.
  • Il mio metodo fa coincidere la consapevolezza dell’utente con una particolare struttura del sito, così che quando arriva sulle tue pagine egli abbia già maturato un certo livello di interesse o sia pronto a maturarlo.
  • Faccio in modo che il contenuto creato sia altamente ottimizzato in ogni parte. Mi assicuro che il sito rispetti le linee guida, ma che possieda un profilo di ottimizzazione al 100%, nei limiti dell’appoggio dato dal cliente e dei mezzi messi a sua disposizione, della natura del sito. L’idea è quella di avere un sito talmente migliorato che in futuro possa andare avanti da solo, con la sola opera del cliente.
  • I contenuti creati od ottimizzati devono essere diffusi online: cerco di costruire un profilo di link building e link popularity di alta qualità, basato su pochi link tematici ma buoni, su contenuti che per la loro qualità ottengono condivisioni sociali, traffico e link in entrata.
  • Creo un piano di mantenimento quanto più possibile meno oneroso e cerco di consegnare al cliente un sito che rimanga posizionato per anni, senza più interventi, se non per verificare cosa fa la concorrenza o rispondere alle novità del settore.

Se desideri, posso impostare questa strategia per te, prendendo in carico tutte le operazioni che portano a migliorare la visibilità su Google.

Domande frequenti sulla visibilità e l’indicizzazione su Google

Come verifico i risultati?

I risultati di miglioramento sulle SERP di Google sono verificabili attraverso strumenti di misurazione gratuiti, come Google Search Console.

La crescita del traffico organico può essere misurata installando un tool come Google Analytics o tenendo traccia delle modifiche nel tempo su strumenti a pagamento come Seozoom, Semrush o Ahrefs.

Invece, gratuitamente, puoi verificare il posizionamento delle parole chiave su tool online, con capacità limitate, ma comunque utili. I controlli sarebbero manuali, quindi devi tenere traccia delle modifiche nel tempo (il miglior strumento rimane Google Search Console). Ad esempio: SerpRobot.

Personalmente tengo traccia della performance del sito all’inizio dei lavori e poi misuro in modo professionale i progressi.

Perché non vedo il mio sito su Google?

Se il tuo sito è nuovo, nel senso che hai preso il dominio da poco tempo, è normale che non sia presente su Google.

La cosa migliore da fare, in questi casi, è collegare il sito a Google Search Console e caricare la Sitemap, che puoi ottenere installando un plugin SEO oppure un plugin apposito.

Per verificare che il sito sia indicizzato scrivi su Google questo comando:
site:esempio.com

Naturalmente usa il nome del tuo dominio al posto dell’esempio. Se Google non restituisce alcun risultato vuol dire che il sito non è presente negli indici di Google. Se hai inserito la sitemap in Search Console devi solo attendere.

In caso contrario verifica che non siano presenti delle impostazioni che impediscono l’indicizzazione, come i comandi “nofollow, noindex” nella sezione head. Se usi WordPress verifica che non sia attivata questa opzione di blocco della visibilità in Impostazioni > Lettura.

In WordPress, la casella deve rimanere deselezionata per non bloccare l’indicizzazione.

Verifica anche che non ci siano dei comandi che bloccano lo spider di Google nel file robots.txt, ma di norma l’opzione di default è quella di consentire a tutti i bot dei motori di ricerca, incluso Bing, di scansionare i file del sito. Puoi verificare le impostazioni del file robots su Google Search Console.

Quanto tempo serve per rendere visibile il sito o il blog WordPress?

Meno di una settimana per indicizzare un nuovo sito, grazie alla segnalazione della sitemap via Google Search Console e se non esistono impedimenti tecnici.

Un conto però è l’indicizzazione (Google ha il suo sito nell’indice), un altro è il posizionamento nelle prime posizioni per le ricerche.

Come mai il mio sito perde posizioni e traffico nel tempo?

La perdita di posizioni su Google può essere imputata a diversi fattori, per questo è importante che tu monitori le visite con strumenti come Google Analytics e Search Console. Così ti rendi conto di cosa succede.

Se la perdita di traffico è improvvisa può essere che ci sia un problema tecnico. Ad esempio, il sito è andato off site negli ultimi giorni e non te ne sei accorto.

Oppure, come spiegato sopra, inavvertitamente sono stati attivati dei comandi che impediscono l’indicizzazione a Google.

Search Console ti avvisa se il sito è stato rimosso a causa di un’azione manuale: ad esempio, non era aggiornato ed è stato attaccato da hacker. Vedi la sezione Azioni Manuali a tal proposito.

Se la perdita è secca e nessuno di questi fattori ricorre, possiamo essere di fronte a una penalizzazione in seguito all’aggiornamento di un filtro Google.

Google negli anni ha lanciato diversi aggiornamenti, perlopiù chiamati come nomi di animali simpatici (tipo Panda, Penguin, Pigeon e Hummingbird), che hanno l’obiettivo di combattere lo spam e aumentare la qualità delle pagine dei risultati (SERP) per gli utenti.

Se il tuo sito è di scarsa qualità può essere bastato un aggiornamento per fargli perdere delle posizioni. Se monitori il traffico puoi risalire alla data in cui è avvenuta la perdita. Se essa corrisponde al lancio di un aggiornamento, può senza dubbio dipendere da quello.

Se la perdita di posizioni su Google è invece graduale nel tempo, stai perdendo posizioni sia perché la concorrenza non sta ferma, sia perché non stai dietro ai cosiddetti Core Updates di Google, che non riguardano speciali filtri, ma che rappresentano il miglioramento dei risultati complessivi. In poche parole, i tuoi contenuti sono peggiorati nel tempo rispetto a quanto richiesto da Google per stare al vertice in quelle ricerche.

Come rendere visibile il sito su Google a livello locale?

Per ottenere la visibilità locale – cioè nella tua città o nella zona geografica di riferimento – devi curare 4 aspetti:

  1. Comunicare agli utenti, attraverso il sito, dove sei e dove operi. Quindi il sito va ottimizzato in modo locale, sia nei contenuti, sia da un punto di vista di codice, tramite l’adozione dei dati strutturati schema.org.
  2. Avere almeno la scheda di Google My Business, in questo modo la tua attività è su Google Maps e può essere raggiunta facilmente attraverso la ricerca. La scheda di Google Business Profile è collegabile al sito e fornisce informazioni come la posizione geografica, il numero di telefono cliccabile, le immagini dell’interno e dell’esterno, gli orari di apertura o di ricevimento, l’area geografica coperta.
  3. Curare le pagine aziendali di social media come Facebook, che sono basate su una directory di tipo locale.
  4. Raccogliere recensioni positive e stimolarle.

Puoi affidarti anche alla mia guida relativa al posizionamento su Google Maps.

In conclusione:

Seguendo questi passaggi ottieni sicuramente visibilità. Massima enfasi va posta nella scelta dei contenuti e delle ricerche su cui puntare.

Google premia i contenuti di qualità che offrono un plus di informazioni rispetto alla media, che quindi risultano assolutamente utili. Se non sai come procedere puoi chiedere la mia consulenza SEO professionale. Clicca sul bottone per avere informazioni senza impegno.

Categorie Seo

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