Tecniche SEO: gli errori da non fare per una buona indicizzazione

Le tecniche SEO non sono semplici da implementare, da far capire, ma si possono applicare con un po’ di apprendimento. Invece gli errori sono facili da provocare e difficili da rimediare senza apprendimento.

Nei tipici casi di seo fai da te vedo più errori ed errate convinzioni che in altri settori. Nel caso della SEO gli errori riguardano almeno tre categorie:

  • la convinzione che tecniche spam del passato siano ancora valide.
  • l’opinione sull’esistenza di tecniche vincenti che cambiano tutto.
  • approccio non multidisciplinare e ricorso a scorciatoie, che provocano penalizzazioni.

È capitato di avere a che fare con lavori che presentavano tutti errori provocati da questo modo di pensare. Ma veniamo alle tecniche SEO che provocano più problemi.

Che cosa sono le tecniche SEO e cosa è il SEO tecnico

Negli anni la definizione di SEO tecnico (technical SEO) si è nuovamente imposta, ma all’inizio quasi tutta la SEO era tecnica. Dopodiché il ricorso frequente alla scorciatoia del link building, ha fatto pensare a qualcuno che la parte di lavoro sul sito fosse meno importante. Con il risultato di ottenere bassa visibilità su Google e perdite di posizioni.

Con le tecniche SEO quindi si intendono quelle operazioni di controllo immediato e nel tempo che consentono alle pagine del tuo sito web di posizionarsi meglio su Google, grazie al miglioramento delle capacità di indicizzazione delle stesse.

La parte tecnica della SEO non riguarda quella di ricerca e quella di creazione dei contenuti. Non attiene perciò all’analisi delle keyword, della concorrenza, lo studio delle strategie di espansione del traffico tramite i contenuti e nemmeno il profilo di backlink.

Da un punto di vista della consulenza SEO, l’analisi tecnica è il primo vero passo per ottimizzare al meglio un sito. E non è strano vedere che la vera differenza tra un bel lavoro e uno pessimo sia proprio nel modo di affrontare le tecniche SEO.

Ecco un elenco di errori SEO che spesso vedo sui siti.

Assenza del certificato SSL

La sicurezza del sito è indispensabile per aumentare la fiducia degli utenti. Se il tuo sito viene bucato dagli hacker e mette a rischio la privacy degli utenti allora è un grosso problema. Da anni i browser come Chrome, Mozilla e Safari segnalano quando un sito non è sicuro, perché manca un certificato SSL ovvero non venga servito con la modalità https. Eppure molti hosting provider forniscono un certificato gratuito.

Il sito non è indicizzato, totalmente o parzialmente

Proprio di recente ho messo mano a un sito di un cliente che si lamentava della scarsa performance su Google. Motivo? Sulla sua installazione di WordPress qualcuno aveva dimenticato di togliere l’impostazione che blocca l’indicizzazione da parte del motore di ricerca (index, follow) presente nella fase di sviluppo. L’aspetto interessante è che il cliente avesse comprato un plugin SEO professionale, ma questa semplice dimenticanza dello sviluppatore vanificava tutto.

Un modo molto semplice di verificare il livello di indicizzazione del sito:

  • Scrivi su Google: “site:esempio.com” senza virgolette e sostituendo il nome del tuo sito a quello di comodo dell’esempio.
Nell’esempio vedi il livello di indicizzazione, con milioni di pagine presenti.

Se il tuo sito non esce, o non ci sono tutte le pagine e gli articoli che hai pubblicato, come minimo c’è un problema. Può dipendere dal fatto che il sito è di recente costruzione, oppure che in qualche modo qualcosa blocca la corretta indicizzazione, come nell’esempio esposto sopra.

In generale, la soluzione migliore è verificare tutto creando un account su Google Search Console per verificare lo stato di indicizzazione. Ma la conseguenza che puoi trarne è che devi migliorare.

Manca la sitemap XML

La sitemap XML è un protocollo accettato da tutti i motori di ricerca per aiutarli a capire meglio la struttura interna del tuo sito, l’alberatura, e quindi indicizzarlo al meglio. Si trova nella root del sito, quindi nel primo livello, per cui sei in grado di verificarne la sua presenza andando su example.com/sitemap.xml.

Il problema è che devi crearla, non viene creata in automatico, tranne dei rari casi in cui si usino piattaforme CMS che la prevedano di default. WordPress, per esempio, non lo fa e per questo bisogna affidarsi a un plugin. I plugin SEO gratuiti come Yoast o RankMath integrano la sitemap. Puoi comunque usare il plugin gratuito Google Sitemap Generator per installarla.

Quando lo hai fatto, torni a Google Search Console e la dai in pasto a Google. La sitemap, come suggerisce il nome, è una vera e propria mappa del sito, che elenca tutti i contenuti presenti che ti interessa indicizzare, persino quelli più distanti della home in termini di profondità. È un valido aiuto per risolvere i problemi di bassa indicizzazione.

Errori nel file robots o file robots mancante

Anche questo file, come quello di sitemap, svolge un ruolo importante nell’indicizzazione perché può contenere delle direttive di blocco per il motore di ricerca. Immagina il file robots.txt come un manuale di istruzioni che dice al motore di ricerca cosa fare. In particolare, escludere intere sezioni dall’indicizzazione perché non vuoi che vengano rese pubbliche su Google.

L’assenza di un file robots.txt viene subito segnalata da Google Search Console e puoi verificarla inserendo robots.txt alla fine del tuo dominio (example.com/robots.txt). Inoltre un file robots può contenere istruzioni che bloccano il motore di ricerca, ma tu non te ne rendi conto.

Puoi sempre farlo valutare da Google Search Console.

Le impostazioni dei meta robots bloccano il sito

Proprio come nell’esempio riportato all’inizio, il tuo sito potrebbe bloccare Google e gli altri motori di ricerca a causa delle impostazioni dei meta robots. Queste sono delle direttive presenti direttamente in pagina, molto simili a quelle generiche che vengono date tramite file robots.txt.

L’impostazione di blocco dei motori e quindi dell’indicizzazione è noindex, nofollow, quando di default (cioè nemmeno dichiarato) è index, follow. Cioè indicizza e segui.

Se l’impostazione noindex, nofollow è attiva essa compare nel sorgente della pagina web. Ti basta perciò cliccare con tasto destro sulla pagina, aprire menu “Visualizza Sorgente” oppure cliccare la combinazione ctrl+U o cmd+U su Mac. Basta cercare noindex o nofollow nella casella di ricerca (CTRL+F o CMD+F), se compare allora hai un problema.

Se utilizzi WordPress questa impostazione è presente nel menu Impostazioni > Lettura da bacheca. Come nell’immagine.

errori seo
Se trovi la casella “Scoraggia i motori di ricerca” selezionata, deseleziona e salva.

Il sito è troppo lento e non fai nulla per velocizzarlo

L’arrivo della tecnologia mobile e della banda larga ha cambiato lo scenario del web. Oggi la velocità di navigazione è fondamentale tanto quanto la sicurezza, e lo segnala anche il passaggio alla tecnologia 5G ancora più veloce per quanto riguarda il download dei dati.

Una buona esperienza dell’utente è alla base di un sito web di successo, che scala posizioni su Google. I fattori che impattano sulla velocità sono tanti, ma esistono almeno due risorse gratuite che possono aiutare a impostarli al meglio.

  1. Google Page Speed Insights
  2. GTmetrix

Entrambi di danno una mano a ottenere dei buoni punteggi di Core Vitals, i segnali web essenziali che testimoniano l’esperienza di navigazione dell’utente in base a vari parametri. È importante eseguire questi test proprio per evitare che il pubblico, frustrato dalla lentezza, abbandoni le pagine del tuo sito ancor prima di leggerle. E capita parecchio dinanzi a un sito web poco reattivo.

alcune metriche che indicano una certa lentezza nel sito.

Sono presenti duplicazioni in massa

Un altro problema di indicizzazione potrebbe essere dovuto alla presenza in massa di duplicazioni.

  1. Duplicazioni di contenuto presente altrove o già presente sul sito
  2. Duplicazioni dei meta tag title o ripetizione costante della base dell’URL

Il primo caso è più diffuso di quanto si pensi. I proprietari dei siti a volte non si preoccupano di copiare interi testi da altri siti, ad esempio da Wikipedia, o da libri indicizzati su Google Books o ancora da altri siti, credendo che non ci saranno problemi, ma si sbagliano.

Il secondo caso è più subdolo nel senso che il proprietario del sito può andarci incontro involontariamente. Può capitare negli e-commerce, dove le varietà dei prodotti possono variare di poco, o in siti in Worpdress privi di plugin SEO come Yoast, AIOS o RankMath.

Title tag troppo ripetitivi e già presenti in massa possono fornire a Google delle informazioni contraddittorie e non decisive, lasciandolo nel limbo circa le pagine da indicizzare. Un controllo sulla iterazione dei title tag e delle URL può essere svolto tramite tool professionali come Screaming Frog SEO Spider. Questo è probabilmente il tool più importante in materia di indicizzazione e segnalazione di errori tecnici, anche se a pagamento e destinato ai professionisti del settore.

La soluzione in questo caso, oltre all’intervento manuale, e a una scelta preventiva di NON fare indirizzi delle pagine tutte uguali e variare molto i title, è quello di usare il tag canonical. Questa funzione di norma è già inclusa nei plugin SEO, ma Google fornisce un’adeguata spiegazione del perché usarlo. Soprattutto negli e-commerce e nei siti di grandi dimensioni, più soggetti ad andare incontro a questo tipo di problemi.

Se riscontri problemi di indicizzazione e noti che il tuo sito ha poco traffico o poca performance su Google, può dipendere da tanti fattori. I più importanti sono quelli presentati qui. Se vuoi una consulenza professionale basata sull’impiego delle migliori tecniche e i tool più efficaci per migliorare l’indicizzazione e la presenza su Google, contattami adesso senza impegno.

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