Titoli H1, H2, H3 SEO: come ottimizzarli

Per favorire l’indicizzazione su Google e una buona visibilità del sito per le ricerche desiderate, dobbiamo fornire a Google degli elementi per comprendere – senza intoppi – la natura del contenuto che intendiamo posizionare.

La natura, ma anche l’argomento. La natura perché Google fornisce risultati a seconda della tipologia di ricerche, l’argomento perché ovviamente non c’è solo un sito che parla di qualcosa.

Tra i fattori di ranking che possiamo usare per migliorare il posizionamento e apparire in alto su Google, ci sono sicuramente i titoli, in inglese HEADING.

Dal punto di vista dell’utilità dei titoli tutti ne abbiamo esperienza diretta, leggendo un articolo di giornale o un libro. I titoli introducono l’argomento e possono rappresentare una chiave interpretativa di ciò che segue dopo. Per questo motivo Google gli attribuisce una discreta importanza.

Da un punto di vista del linguaggio HTML, i titoli vengono resi a display usando il markup H (heading) seguito da un numero che ne indica l’impatto visivo a livello grafico.

  • H1 è il titolo principale, quello che visivamente ha più impatto, a cui corrisponde un formato del carattere ben preciso: font in grassetto, pesante, dimensione di decine di punti. Ad esempio, il titolo di questo articolo ha dimensione: 50 pixel.
  • H2 è il titolo secondario, meno impattante dal punto di vista grafico dell’H2, serve da titoletto introduttivo ai paragrafi, proprio come succede nei libri.
  • H3 è un titolo ancora più piccolo. La differenza tra il testo scritto in H3 e il corpo del paragrafo è ancora evidente, ma senza troppa enfasi. Di norma lo si usa per delle sotto-sezioni.

Seguono formati ancora più piccoli fino ad arrivare ad H6, ma per quel che ci riguarda, nell’ambito del posizionamento, ci limiteremo a vedere come ottimizzare i principali.

Le dimensioni, cioè la resa a display, dei titoli dipendono dalle impostazioni di stile adottate nei rispettivi fogli CSS dai quali dipenda la grafica del sito. In piattaforme come WordPress e simili è possibile personalizzare questi aspetti solitamente dalle opzioni del tema, senza dover mettere mano al codice. Le regole sulla formattazione e l’impiego a livello di codice dei titoli H1, H2, H3 e successivi sono illustrate dal Consorzio W3.

Lo stesso consorzio offre un validissimo strumento di validazione del codice: validator.w3.org attraverso il quale puoi vedere lo schema di utilizzo dei titoli H1 e successivi di qualsiasi pagina.

Le impostazioni di default sono sufficienti comunque. In WordPress il titolo di un nuovo contenuto (pagina, articolo, prodotto) sono già preformattati in H1, così come è preformattato in H2 l’inserimento di un titolo all’interno del testo.

Usare i titoli nella struttura del contenuto

La struttura tipica di un contenuto avrà quindi questo formato. Tieni conto che qui vedi riportato un esempio tratto da un mio contenuto, quindi profondo e lungo.

Ma lo schema è semplice: il Titolo dell’articolo / pagina è in H1, seguono dei titoli nei formati minori.

Come puoi facilmente evincere, i titoli e i sottotitoli vengono usati per porre l’attenzione sulle keyword più importanti: la principale nel titolo e le correlate nei sottotitoli.

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Perché il titolo H1 è molto importante per la SEO

Il titolo ha una sua funzione comunicativa. Immagina un articolo di giornale che non lo presenti. O ancora un libro senza titolo. Fin dai tempi della scuola sappiamo che il titolo ha una funzione di presentazione molto importante.

Si dice spesso “se dovessi dare un titolo“… proprio a ribadirne la sua importanza in termini di concisione, immediatezza, comunicabilità.

In ambito SEO per aiutare sia Google, sia l’utente a capire di cosa parla il contenuto che precede, il titolo deve essere enfatico, descrittivo, accattivante. E deve ovviamente contenere la parola chiave.

Benché non sia fondamentale per l’indicizzazione, nel senso che Google ha tanti strumenti per decidere come indicizzare e classificare il contenuto, un buon titolo che contiene la parola chiave nel formato H1 ha più probabilità di posizionarsi di un contenuto che non lo contiene. A parità di condizioni.

Dicendo a Google di cosa tratta la nostra pagina, gli forniamo un immediato elemento chiaro e molto mirato.

>> SEO TIP >> per ottenere maggiori risultati, fai in modo che il titolo del tuo contenuto corrisponda non tanto alla parola chiave, quanto a una ricerca ad essa collegata. Per scoprire come fare una ricerca efficace leggi il mio “Come scegliere le parole chiave“.

Perché conviene ottimizzare il titolo H1?

Perché in questo modo forniamo a Google un elemento diretto e funzionale per capire di cosa parla il contenuto che c’è sotto. Il titolo va ottimizzato facendolo combaciare con una ricerca che contiene la parola chiave.

Si possono usare più titoli H1 nella stessa pagina o articolo?

Per Google (via John Mueller) il titolo ha molta importanza, ma non è l’unico strumento con il quale definire l’argomento di un documento. Per cui non ci sono impedimenti nell’usare più titoli H1, ma è preferibile averne uno – per la comprensione del testo – seguito dai sottotitoli rilevanti H2 e H3.

Se l’articolo va in profondità o affronta due argomenti collegati, di eguale importanza, usare due titoli H1 non è sbagliato. In WordPress, quando inserisci un titolo all’interno del contenuto, devi riportare la formattazione da H2 in H1. Il titolo del contenuto è già formattato.

Ottimizzazione avanzata dei titoli H1, H2, H3

L’utilizzo dei titoli H1, H2, H3 e successivi suggerisce una volontà di organizzare il contenuto in modo analitico e gerarchico.

E questo è un bene: se si è chiari nell’esposizione, l’utente va avanti nella lettura, la trova di suo gradimento, è più predisposto a condividerla.

Se il tuo sito ha obiettivi commerciali, puoi usare la titolatura in successione, gerarchica, in modo da entrare nell’argomento, uscire e presentare la tua proposta.

I sottotitoli H2 e H3 che di norma precedono dei paragrafi, servono proprio a questo: a effettuare una digressione che non ci allontani troppo dall’argomento principale, mantenendo la promessa di tornare sul punto che è insita nell’uso di un titolo più piccolo.

Cioè parlo del tema principale illustrato nel titolo H1, ma entro nel dettaglio e presento argomenti correlati nei titoli H2 e H3.

In termini di ottimizzazione per i motori di ricerca (SEO) sto ottenendo il risultato di utilizzare la keyword e le sue correlate. E i titoli mi danno modo di usare “espressioni” che si avvicinano alla ricerca stessa dell’utente.

In questo modo centro l’obiettivo di avvicinarmi all’intento della ricerca, dando all’utente le risposte che cerca.

I titoli H1, H2 e H3 sono quindi una grande occasione per creare un contenuto logico che risponda alle necessità palesate nella ricerca.

Tutti cerchiamo per risolvere dei casi, come li chiamo io. Vogliamo risposte a problemi, ci servono informazioni utili, soluzioni rapide, anche nell’immediato.

Un titolo efficace chiarisce fin da subito di cosa parla il nostro contenuto e fornisce già una prima risposta all’utente.

Dal momento che le ricerche ormai sono stratificate, nel senso che per un argomento ne possono esistere tante quanto sono i modi per esprimersi, la cosa migliore da fare è insistere su un titolo a effetto, ma che contenga la parola chiave principale.

Non isolata però. In questo articolo, la parola chiave è “ottimizzazione H1, H2, H3“, ma come puoi notare vado incontro all’intento dell’utente usando un titolo più articolato. Voglio che già dalla prima impressione (rafforzata dal fatto che il titolo è il primo elemento dello schermo) l’utente non abbia dubbi di aver scelto il sito giusto.

E rafforzo la sua impressione di aver scelto bene, di essere nel posto giusto per trovare le risposte che cerca, organizzando al meglio i sottotitoli. Nota come utilizzo le parole chiavi nei sottotitoli H2 e come li sfrutti per fornire ulteriori informazioni (e risposte) all’utente.

Se usi questa struttura articolata, con una esposizione logica degli argomenti, riuscirai a trovare più lettori interessati. O nel caso di un e-commerce delle schede prodotto o ancora di articoli molto informativi, per i potenziali clienti. Per la scrittura di contenuti ottimizzati in chiave SEO, questo passaggio è fondamentale.

Le regole da seguire per scrivere titoli H1 che funzionano

Quanto segue vale in tono minore anche per gli H2, ma qui soffermiamoci sull’H1 e quindi sul titolo del contenuto (che, ricordati, è distinto dal meta tag title, anche se nella maggior parte dei casi può coincidere).

Lunghezza del titolo H1

Il titolo H1 deve essere lungo. Troppo breve e conciso non comunica abbastanza e rischia di cercare l’ottimizzazione per una keyword troppo generica o troppo competitiva o comunque inutile. Cerca di rimanere tra i 30 e 70 caratteri spazi inclusi.

Un titolo troppo lungo può disperdere il suo valore comunicativo.

Enfasi grafica

Dal punto di vista grafico il titolo H1 deve prevalere nettamente sul resto. Deve essere chiaro, dalla dimensione e dallo spessore del font, deve svettare sul testo del contenuto e sui sottotitoli.

Deve contenere la keyword obiettivo

Io personalmente non amo i titoli clickbait ma se non altro dimostrano l’utilità del titolo. Il tuo titolo non deve lasciare in sospeso l’argomento, ma andare dritto al punto invogliando il lettore a proseguire.

Se stai promettendo di risolvere un problema, questo problema va specificato nel titolo. La soluzione è nel testo, ovvio! Se hai fatto una buona analisi delle parole chiave, il modo in cui specifichi il problema corrisponde a una ricerca effettiva degli utenti.

Deve avere un senso

Non puoi mettere un titolo a caso: esso deve corrispondere a un intento preciso dell’utente, quindi non serve a nulla infilare la parola chiave isolata e senza un vero significato. Approfittane per dare all’utente un’immediata positiva esperienza di navigazione, facendogli trovare un titolo onesto nello scopo, chiaro e corrispondente al contesto e al significato del contenuto che segue.

Pietro Soddu

Consulente digital marketing, ha lavorato in collaborazione con agenzie di pubblicità e marketing in tutta Italia e all'estero, oltre 15 anni di esperienza nel settore.
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